Diventa eccessivo e dannoso lo sdegno per il passaggio di Cassì in Forza Italia, spropositato quello per il trasloco fisiologico di alcuni assessori e consiglieri

Abbiamo tralasciato i banali interventi degli oratori del nulla per il passaggio di Cassì in Forza Italia, per il quale è stato riservata troppa considerazione e importanza.
Ci sorprende che anche una autorevole voce come quella del segretario cittadino del Partito Democratico indulga in considerazioni che, in alcuni passaggi, appaiono vicine allo stizzito.
Scandalizzarsi per un presunto tradimento del civismo, e ancor di più per il tradimento degli elettori, ci sembra eccessivo, se non addirittura incurante della realtà.
Chi avrà seguito la storia di Cassì sa benissimo che di civico, sin dall’inizio, nel 2018, c’era ben poco, se non come utile maschera per invogliare l’elettorato smarrito nello sfascio dei partiti e della politica.
Furono alcuni giovani di Fratelli d’Italia a proporre e sostenere la candidatura di Cassì, i partiti e i leader di centro destra erano alle riunioni propedeutiche alla candidatura, Cassì gridava di aborrire i partiti ma aveva Fratelli d’Italia in giunta, il fatto che se ne sia liberato, peraltro, falsamente, durante il percorso, non cambia di una virgola la situazione.
Ebbe il merito di mettere assieme una squadra di eccellenza e tutto fu facilitato dalle beghe interne dei 5 Stelle che sprecarono per pochi voti la candidatura di Antonio Tringali.
Dopo cinque anni del nulla, per nulla evidenziato in maniera opportuna da quelle che avrebbero dovuto essere le opposizioni, Cassì parte con una campagna elettorale all’insegna della continuità amministrativa, necessaria, secondo la propaganda, per completare il programma e le iniziative, invero per mascherare la totale assenza di programmi e idee per i successivi cinque anni, indipendenti da quelli del primo mandato.
Anche in questo caso, chi avrebbe potuto e dovuto, non fa risaltare il particolare, l’elettorato si fa beffare anche per la trovata, difensiva, di raccogliere attorno a sé aspiranti a salire sul carro del vincitore, temendo di non farcela, alla luce di sondaggi che non lo davano per sicuro vincente.
Anche in questo caso, di civismo non c’è nulla, chi ci ha creduto è un allocco: nella lista di Cassì un elemento di Giorgio Assenza, di Fratelli d’Italia, nella lista di Ragusa Prossima c’è Azione di Calenda con tanto di segretario provinciale del tempo che va a presentare la lista in Comune, elementi del MPA di Raffaele Lombardo in lista e in giunta, Movimento che non si può proprio definire civico, casomai autonomista.
Poi c’era il gentlemen’s agreement con Ignazio Abbate della DC di Totò Cuffaro, che piazzava in coalizione liste (terra madre e ragusa futura), c’era anche la formazione politica di Cateno De Luca, civica ma prossima alla trasformazione in partito, come poi avvenuto e come era risaputo.
Dove era il civismo? Dove erano i civici? Il tradimento lo hanno fatto gli elettori a sé stessi, nemmeno regge la tesi, in diretto contrasto con quella del civismo, della presenza di elementi di sinistra che si ritroverebbero ora traditi.
Di sinistra non si possono considerare Massari o Iacono, D’Asta un ex PD da tempo, più che altro un manipolo di fondamentalmente democristiani, di centro sinistra, peraltro non spinti dall’ideologia ma dalla sete smodata di poltrone.
Beata ingenuità di chi ha creduto nel civismo di Cassì, ora ci si scandalizza se passano in Forza Italia Ilardo, uno che in Forza Italia è cresciuto, Giuffrida che aspira a fare il sindaco e ha guardato, indifferentemente, a Fratelli d’Italia, nella cui soffitta si possono ritrovare sue appartenenze di movimento, o a Forza Italia per garantirsi una candidatura a sindaco, o altri fedelissimi comandarti a bacchetta.
Cassì, in questi sette anni non si è preso gioco degli elettori, sono stati gli elettori che si sono crogiolati nelle beffe, nel nulla delle realizzazioni, nel mare di magheggi, tutti legittimi, per esperti, collaboratori, consulenti tecnici per le opere pubbliche, quale maschera dovrebbero ancora buttare dopo sette anni del nulla per il parcheggio di Ibla, per la Vallata Santa Domenica, per la metroferrovia, per il centro storico, per il palazzo Tumino, per il nuovo Tribunale, per le infrastrutture sanitarie, per il futuro dei giovani ragusani, aiutati solo dalla pioggia, del tutto inaspettata, di finanziamenti europei scattati per il covid che hanno aperto enormi rendite parassitarie, molte a fondo perduto, per amministrazioni di limitata capacità.

Si deve dire anche che non è che Forza Italia sia la fine del mondo, i dati delle ultime elezioni a Ragusa, le fibrillazioni all’interno, a Ragusa e in Sicilia, le nubi all’orizzonte per la leadership locale e provinciale, non ne fanno certo la Costa Azzurra della politica locale.

Piuttosto, ci attenderemmo dal segretario del Partito Democratico ben altro atteggiamento nei confronti dell’attuale situazione, di questa amministrazione full hybrid che per un po’ cammina a trazione civica, per un po’ a trazione partitica, alla provincia vicepresidente per accordi con Fratelli d’Italia, al Comune con il distintivo di Forza Italia e uno stuolo di senza sangue che non hanno il coraggio di dichiararsi.
Ben altro atteggiamento si dovrebbe chiedere a qualche consigliere democratico, più spesso portato alla disponibilità alla collaborazione, al sostegno alla maggioranza, all’incomprensibile e assurdo vanto di garantire il numero legale per le sedute del consiglio comunale, per sopperire alle assenze di chi era dal barbiere per prepararsi alla gita a Palermo per l’ufficializzazione dell’ingresso in Forza Italia.

E poi sarebbe ora di vedere cosa ci porta il nuovo corso del partito, a livello cittadino e al livello provinciale, c’è da svegliare un elettorato che è tenuto prevalentemente in vita dalla presenza e dall’azione politica dell’on.le Dipasquale, ormai faro, anche a livello regionale di un partito che, contrariamente la nazionale, in Sicilia annaspa.
Un caso per tutti: propaganda e sventolio di bandiere per il bimestrale del circolo cittadino del Partito Democratico: non se ne vede uno solo in giro.

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