Con un post che vuole essere di giustificazione e di precisazioni, è l’assessore Andrea Distefano a dichiararsi autore dell’infrazione per l’auto posteggiata sugli stalli di sosta per le motociclette, con tanto di bigliettino ‘avviso’, da lui stesso ammesso come consuetudine quando lascia l’auto in posizioni strane, con nome, carica e numero di telefono.
Il caso aveva provocato una ridda di commenti negativi, un numero di lettori spropositato interessati al fatto, la risposta dell’assessore cambia poco nelle dinamiche dell’episodio, è chiaro che la richiesta di dimissioni, sempre difficilissime da ottenere nel nostro paese, negli altri, invece, se ne vanno senza farselo dire, è una provocazione, da qualunque parte arriva, dai social, dai giornali, dai segretari di partito, ma ci permettiamo di affermare che, dopo questo post, dai contenuti allucinanti, sarebbe veramente l’occasione che l’assessore Distefano si dimettesse ( sempre consapevoli che è impensabile che ciò avvenga ).
La questione non era grave tanto per l’infrazione, quanto per il bigliettino lasciato a mo’ di avviso, come ammesso dallo stesso assessore.
Del tutto marginali le precisazioni sulla contravvenzione, c’è di buono che sappiamo che con soli 29 euro è possibile parcheggiare sugli stalli di sosta per le moto, senza effetti la posa del bigliettino, del resto non c’è nessun reato, era solo un delirio di onnipotenza.
Dalla diffusione delle foto dell’auto in divieto, avvenuta intorno alle ore 19/19.15 del 15 agosto sono stranamente passati pochi minuti per la stesura del verbale, evidentemente qualcuno ha preferito mettersi al sicuro delle polemiche presentando l’immagine di una amministrazione efficientissima, nel colpire le infrazioni e, prima di tutto, quelle degli amministratori.
Ci erano state inviate le foto, avevamo temporeggiato per ovvie consultazioni legali, per accertarci se l’auto fosse intestata all’assessore, e lo abbiamo potuto fare il lunedì successivo, per verificare la possibilità di qualificare come avviso un semplice bigliettino lasciato sul cruscotto, interrogativo oggi svanito per le stesse ammissioni dell’assessore.
Del tutto legittimo che si possa lasciare sul cruscotto i documenti dell’anagrafe che dichiarano di essere parente stretto del sindaco o del presidente della Regione, i fatti ci dicono, ci avevano detto già prima, che era stata spiccata la contravvenzione e che è stata pagata.
Quello che, a questo punto, può interessare l’opinione pubblica è la fondamentale indifferenza per il fatto degli amministratori a conoscenza e della classe politica locale che non ha mostrato di scomporsi, addirittura molti consiglieri di maggioranza hanno messo ‘mi piace’ al post, in segno di evidente condivisione, Catia Pasta, Gianna Occhipinti, Daniele Vitale, Marco Antoci.
Silenti, ma è ormai prassi le opposizioni, per un caso elettivamente da strumentalizzare.
Leggere il post è uno spasso, ci sarebbero veramente gli estremi per chiedere le dimissioni dell’assessore, non per l’infrazione quanto per l’inadeguatezza al ruolo, del resto dimostrata ampiamente nel corso del suo mandato privo del tutto di significative iniziative. Ma si deve dire anche che, nel deprimente quadro di giunta, si nota poco.
Ma cosa ci racconta Distefano?
Inizia sfottendo, con sarcasmo, “È successo l’incredibile: ho parcheggiato l’auto in divieto di sosta e la Polizia Municipale mi ha addirittura fatto la multa! Ma dove andremo a finire?!”
Ma cosa voleva fare di più? Ci voleva costruire un monolocale?
Poi cerca di commuovere raccontando che da assessore alle Frazioni e alle Contrade ogni giorno utilizza l’auto privata per spostarsi, a sue spese, da una frazione all’altra: intanto nessuno gli ha imposto di fare l’assessore, poi potrebbe benissimo chiedere un’auto di servizio per i compiti d’ufficio.
Ammette di parcheggiare “spesso in mezzo ai campi, su trazzere, a bordo strada sempre con lo stesso bigliettino lasciato sul cruscotto con scritto il mio numero di telefono così poter essere avvertito in caso crei ingombro e spostarla”: l’evidente ammissione che è abituato a lasciare l’auto in sosta selvaggia, tanto da poter essere necessario di spostare l’auto. Un habitué, in pratica.
Ammette, addirittura, di essere un cattivo automobilista, cosa che dovrebbe indurre il sindaco a fornirgli l’auto di servizio con tanto di autista.
Alla fine, chiede scusa e tutto svanisce.
