Helicopter money o welfare allargato? Le azioni della politica e il parere della CNA

Non c’è dubbio che l’emergenza coronavirus sia destinata a diventare una crisi economica: le tante troppe parole, le mille assicurazioni si devono tradurre in fatti per arginare il malcontento che si diffonde presso le classi meno abbienti e fra quelle che con il commercio e la produzione fermi lo diventeranno quanto prima.

Si intravedono misure di sostegno al reddito, ma i 600 euro a partita iva sono niente rispetto alle esigenze diffuse, non sono nemmeno una erogazione mensile, ne restano esclusi tutti quelli, e sono tanti, senza partita IVA ma comunque regolari, precari, lavoratori occasionali, giornalisti (iscritti all’albo) free lance, e molti altri ancora.
I fondi pubblici ci sarebbero, sarebbe disastroso pensare il contrario, va allargato e ripensato il welfare che, al momento, è pensato per una platea di beneficiari comunque protetti.
Occorre pensare alle badanti, ai giovani che ti portano alimentari e medicinali a casa, ai tanti casi di persone che sono state licenziate dall’oggi al domani.
Questa platea di disagiati sarà destinata ad allargarsi, basti pensare alle tante aziende agricole in crisi, ai tanti negozi e alle piccole imprese che non saranno in grado di sopravvivere, ammesso che riapriranno.
Saltuari e irregolari, e dipendenti di piccole e medie imprese non resilienti o comunque esposti alla fine del rapporto di lavoro, senza lavoro in genere, sono le categorie che maggiormente avranno bisogno di assistenza, verificando l’opportunità dell’helicopter money che potrebbe favorire un uso non idoneo dei sussidi.
Un primo passo deve essere quello dell’estensione del reddito di cittadinanza, che, inizialmente non deve tenere conto del requisito patrimoniale, allargato ad autonomi e dipendenti non tutelati da altre forme di retribuzione garantita. A monte naturalmente ci deve essere un piano concreto di assistenza alle imprese che devono essere messe in condizione non solo di non licenziare ma di assumere personale.
Si tratta di una strategia essenziale per la coesione sociale, nel paese e, soprattutto in Sicilia. Una strategia che deve essere adottata in tempi brevi.

Localmente il problema sembra non appartenerci, in attesa di provvedimenti pratici del governo nazionale, le uniche voci sono al livello regionale.

Da parte del Partito Democratico proposte semplici, inoltrate al Presidente della Regione, per venire incontro alle esigenze delle imprese, come ha sottolineato, già d qualche settimana, il deputato on.le Dipasquale che ha fornito un input determinante per stilare le proposte.
Intanto un regolamento per la sospensione dei mutui, un altro mirato a sostenere l’adempimento dei debiti commerciali delle imprese, un Intervento regionale diretto alla concessione di garanzie e contributi in conto interessi su finanziamenti da erogare in maniera immediata ed automatica sulla base dell’intesa a micro e piccole imprese con sede legale nel territorio regionale e finalizzati al pagamento di debiti commerciali sorti antecedentemente al 01/03/2020, documentati dall’esistenza di fatturazione elettronica.
Ancora un intervento degli Istituti di Credito che, sulla base delle garanzie regionali e ad un tasso di interesse agevolato per la stessa Regione, provvederanno all’erogazione del finanziamento alle suddette imprese in tre tranche mensili corrispondenti all’importo delle Ri.Ba., dei bonifici e degli assegni bancari emessi e non ancora incassati che dovranno essere pagate ai fornitori nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 e relativi al pagamento di fatture aventi data antecedente al 01/03/2020.
La quota capitale degli importi erogati verrebbe restituita dalle imprese in 12 rate mensili costanti a partire dal mese di luglio 2020, mentre resterà a carico della Regione esclusivamente la quota interessi.

Una soluzione, questa, ha sostenuto l’on.le Dipasquale, che permetterebbe l’immediata esigenza di liquidità cui si trovano costrette a far fronte moltissime realtà imprenditoriali che, responsabilmente e in ottemperanza ai Decreti nazionali, hanno sospeso la loro attività lavorativa per arginare il contagio del Covid-19”.

Da parte del presidente della Commissione attività produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana, per il momento, secondo un suo comunicato, solo proposte.
Al primo posto, ha evidenziato l’on.le Ragusa, l’esigenza di di assolvere a situazioni debitorie pregresse: serve una moratoria,
ci sono alcuni strumenti che la Regione può utilizzare a cominciare dal fondo da 25 milioni destinato ad attivare risorse per 250 milioni di euro grazie al meccanismo dei tranched cover (garanzie di portafoglio) per piccole e medie imprese.
Fondo che sostiene l’accesso al credito delle imprese attraverso la modalità della concessione di garanzie con cartolarizzazione sintetica “tranched cover”. L’iniziativa dell’assessorato regionale all’Economia della Regione siciliana guidato da Gaetano Armao attende adesso l’individuazione del gestore del Fondo per diventare operativa.
Ci sarà da definire l’incremento delle risorse per il Fondo centrale di garanzia. Misura che si affianca alle risorse già destinate al Fondo centrale di garanzia (102 milioni di euro già assegnati mobilitano un miliardo di investimenti per 10.000 imprese): la Giunta regionale ha deciso di incrementare queste risorse di ulteriori 100 milioni che garantiscono l’80% dei finanziamenti bancari per le imprese arrivando così a finanziare 20.000 imprese con oltre 2 miliardi di risorse liquide da immettere sul mercato.
C’è poi l’aspetto della moratoria sui mutui delle imprese. L’assessorato all’Economia della Regione siciliana ha siglato un accordo con Abi e rappresentanti delle imprese che prevede la moratoria dei mutui e contratti di finanziamento anche per gli enti regionali Irfis, Finsicilia, Ircac (cooperative) e Crias (artigiani).
Infine, la Misura straordinaria di liquidità (Msl), approntata da assessorato all’economia e Irfis-Finsicilia.
Finanziamenti sino a 100.000 euro per le imprese siciliane per 15 mesi con contributo in conto interessi e spese dal “Fondo Sicilia”, garanzia all’80% dalla “Sezione Speciale Sicilia” del Fondo centrale di garanzia (con operatività ampliata). Immettiamo liquidità per 600 milioni di euro per finanziare a breve 6/8 mila imprese.
Tra le iniziative da richiedere, la moratoria dei protesti per assegni ed altri titoli di credito, per far fronte alla drammatica crisi economica. Misura già condivisa dalla commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni su proposta di emendamento della Regione siciliana al Dl 18/2020.

Allarmati per la crescente mancanza di liquidità delle imprese, diventata insostenibile, restano quelli della CNA. A poco o nulla, infatti, sono servite finora le misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema del credito, contenute nel decreto Cura Italia”. Lo si legge in un comunicato della Confederazione nazionale.

“In tutta Italia – recita la nota – artigiani e piccoli imprenditori continuano a trovarsi sbarrata la strada dei prestiti. Alle legittime richieste delle imprese le banche rispondono spesso in controtendenza rispetto alla direzione auspicata anche dal governo di sostenere il più, e meglio, possibile il sistema produttivo in attesa della ripresa. Le banche adducono a loro difesa, tra l’altro, la mancanza di operatività delle disposizioni del Cura Italia, in attesa di presunti decreti attuativi”.

“Da artigiani e piccole imprese – conclude il comunicato della CNA – arriva l’appello accorato alle banche di non contribuire ad aggravare la gigantesca crisi, negando al sistema produttivo l’accesso al credito indispensabile anche per far fronte ai pagamenti in scadenza. Chiediamo al governo di garantire l’attuazione degli strumenti adottati e di impegnarsi a individuare ulteriori modalità per facilitare l’accesso al credito di artigiani e piccole imprese, disponendo tutta la liquidità necessaria, a costo zero e in tempi rapidissimi, per assicurare un futuro al sistema produttivo italiano”.

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