Maurizio Stevanato e Massimo Agosta suggeriscono come uscire dall’impasse delle bollette TARI

di redazione
Sulla scia dell’intervento in consiglio comunale dell’esponente di maggioranza, le opposizioni persistono a strumentalizzare gli innegabili disagi per l’utenza

Alla base di tutto c’è sempre un deficit di comunicazione che assilla il governo e la maggioranza 5 Stelle, l’incapacità di parlare alla gente, sgombrando il campo, prima di tutto, da equivoci, confusione e strumentalizzazioni.
Continuano le proteste e i tentativi di coinvolgimento di organismi superiori per una questione che si riduce solo ad un grave disservizio provocato dalla gestione esterna del software.
Come ha fatto rilevare anche l’assessore Stefano Martorana, replicando ai rilievi in consiglio comunale, non ci sono errori, nella bollettazione, se non nei limiti fisiologici di una normale bollettazione.
Come ha evidenziato il consigliere Maurizio Stevanato, si tratta, addirittura di errori in quantità inferiore a quella dell’anno precedente, una défaillance del software, comunque gravissima, in fase di postalizzazione, non ha trasferito le esclusioni e la scontistisca relativa all’utilizzo della bilancia pesarifiuti nelle bollette, ma i conteggi non sono errati e questo lo si può constatare arrivando alla posizione singola dell’utenza attraverso il likmate, l’accesso tramite web al servizio TARI.
Non si tratta nemmeno di mancanza di trasparenza, solo di omissione involontaria di dati importanti per avere contezza di quanto dovuto alle casse comunali, dati, come accennato, del resto reperibili attraverso il sito istituzionale del Comune.
Stevanato, che con Agosta ha seguito particolarmente la vicenda, sollevandola per primo in Consiglio, chiedendo verbalmente una proroga dei termini di pagamento, riservandosi di presentare apposita istanza, definisce l’accaduto solo uno spiacevolissimo inconveniente che, purtroppo ha provocato notevoli disagi all’utenza.
Come ha fatto rilevare anche l’assessore Martorana, sempre nel suo intervento in Consiglio, la situazione è risultata appesantita da una poco efficace gestione del servizio all’interno degli uffici: addirittura l’assessore ha ammesso che l’avviso, semplicistico, che si trattasse di un disguido del software e che si poneva un limite per l’accesso gli uffici per i reclami e i controlli, era stato affisso senza che gli amministratori ne sapessero qualcosa, né tantomeno lo avessero autorizzato.
Evidentemente, all’ufficio tributi c’è molto da registrare, ma, se è di moda prendersela con l’assessore, non è questa, purtroppo, l’occasione giusta, almeno fino a quando non si constatasse che lo stesso non abbia intenzione di prendere i dovuti provvedimenti per il caso in questione.
Ci sono precise responsabilità di chi gestisce il software, c’è una totale mancanza di controllo preventivo su quello che esce dal Comune, c’è stato un approccio con l’utenza, giustamente imbufalita, del tutto fuori dai canoni più attuali di trattamento relativo ai servizi per i cittadini.
Apprezzabile quindi l’interessamento dei consiglieri Stevanato e Agosta che ha cercato, prima di tutto, di tutelare l’utenza: si deve, primariamente, consentire agli utenti di ottenere tutte le informazioni affinché possono effettuare consapevolmente il pagamento.
E per questo, già in Consiglio, c’è stato l’impegno dell’assessore per normalizzare la situazione relativa all’accesso agli sportelli.
Il rimedio, suggerito è quello di non applicare sanzioni ed interessi per il ritardato pagamento, entro un termine congruo fissato, affinché tutti i contribuenti possano ottenere le informazioni necessarie a comprendere come si è arrivati al saldo.
La soluzione che Stevanato propone salva ‘capra e cavoli’, mantenendo il termine fissato, per non creare disparità con chi ha già pagato, ma permettendo di acquisire contezza della propria posizione in tempi ragionevolmente brevi.
Per il resto tutti i comunicati e le proteste si sono rivelati inconsistenti, sarebbe bastato accodarsi al primo, ancorché di fazione opposta, e si sarebbe acquisita una immagine positiva nei confronti dell’opinione pubblica, senza clamori populistici.
Una scena scolastica che ricorda quando i ‘primi della classe’ si sporgevano per dire la loro, prima e meglio degli altri.

 

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