Riforme! Riforme! Riforme a tutti i costi! O siamo persi. Mah!

Lettera al Direttore

Riforme costituzionali, istituzionali, economiche, del lavoro, della giustizia, sono necessarie perché, ci dicono, favoriscono gli investimenti stranieri nel nostro paese e agevolano la colonizzazione capitalistica finanziaria dell’Italia. Lo dice Alan Friedman, lo dice l’Europa, lo dicono in tanti perché non dovrebbe essere corretta questa analisi?
Senza investimenti stranieri nisba ripresa e crescita dell’occupazione! Gli stranieri installerebbero impianti produttivi in Italia, magari con incentivi fiscali, però bisogna metterli in condizione di mollare quando gli piace a loro, senza tanti rompiscatole che pretenderanno di conservare i posti di lavoro o rivendicare diritti.
Quindi, nel paese con la più alta concentrazione in Europa di risparmio privato nelle pance del sistema bancario, aspettiamo gli stranieri per creare la produzione? Che paradosso! Gli italiani, sentendo queste stime, immaginano le banche come le stanze stracolme di danari su cui si sdraia Paperone nei fumetti! Altra similitudine con gli Italiani con cospicui risparmi è che Paperone vigilava il suo tesoro con il fucile e una moneta non usciva da quelle stanze!
Giustamente un nostro connazionale che si trova uno, due o tre milioni di euro, perché mai dovrebbe mettere questi soldi in gioco nell’economia reale? È più facile e più sicuro comprare titoli di stato che rendono di più, sono meno tassati e non devono combattere contro lo stato, anzi, ci si alleano altro che!
Ma davvero gli Italiani sono diventati così incapaci? Oppure si tratta solo di ritrovare stimoli infondendo un sentimento nazionalistico e riscoprire l’Italia da parte degli italiani stessi? Ma come si può pensare di fare ripartire un paese senza i paesani? Ma davvero si vuole ricondurre tutto alle leggi numerali? Certo bisogna farci i conti, ma senza la materia prima non si va da nessuna parte! L’Italia, ma anche gli altri paesi europei, si trovano nel limbo tra l’identità nazionale e quella europea che ancora sembra non lontano…lontanissima!
Ci vorrebbero norme che favorissero l’impiego dei risparmi privati italiani nell’economia reale, si potrebbe pensare ad una forma di garanzia statale congiunta a norme fiscali che da un lato renderebbero antieconomico tenere i soldi in banca e dall’altro incoraggerebbero chi effettivamente vorrebbe investire.
Convincere i capitalisti italiani ad investire nel proprio paese non sembra che ci sia bisogno di rispettare i patti Europei o vincoli di bilancio.
Anziché correre a 200 allora per produrre cattive riforme, sarebbe forse meglio pensare a come fare uscire fuori i soldi dal sistema bancario italiano per metterli in circolazione e, contestualmente, fare qualche forzatura in Europa e programmare un po’ di spesa pubblica sana (opere pubbliche) che potrebbe creare qualche posto di lavoro. Un italiano che investisse nel proprio paese e trovasse le condizioni per non smantellare la produzione, ne andrebbe sicuramente fiero.
Il problema dei consumi interni, ridotti ai minimi storici, sarà il fattore principale del disastro se non affrontato in tempo utile, atro che riforme per favorire gli investimenti stranieri! Così non si fa altro che disintegrare anche il livello minimo di nazionalismo buono, sano, senza travalicare l’interpretazione del termine e ricondurlo a degenerazioni del passato discutibili, certo, ma che hanno dato via un’identità nazionale che oramai sembra relegata nell’oblio.
Lettera firmata

 

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