“RIUSIAMO RAGUSA”, un progetto per far rinascere la città, proposto dall’Istituto Nazionale di BioARchitettura

È la sezione di Ragusa dell’Istituto Nazionale di BioARchitettura, guidata dall’architetto Giuseppe Cucuzzella, già Presidente dell’ordine degli Architetti di Ragusa, a lanciare il progetto RIUSIAMO RAGUSA che prende le mosse dall’adesione di INBAR, nel 2019, al Network Nazionale del Riuso
Un network che vuole essere occasione per scambiare idee e pratiche, differenti e complementari, una opportunità di interlocuzione, a livello istituzionale e con altre organizzazioni, per sensibilizzare sui temi del riuso degli spazi, attraverso il protagonismo dei cittadini e dei giovani in particolare.
Scopo precipuo del network è quello di sviluppare la piattaforma ‘RIUSIAMO L’ITALIA’ che vuole aggregare specialisti ed esperti per supportare progetti e processi che, dal riuso di spazi abbandonati e sottoutilizzati, diventino percorsi strutturali di rigenerazione urbana in linea con i principi di eco e bio-sostenibilità.
L’iniziativa, che in sede locale prende avvio con il convegno “Riusiamo Ragusa – Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, che si terrà venerdì e sabato prossimi, vedrà la presenza di Anna Carulli, presidente nazionale Inbar, e di Roberto Tognetti, componente del comitato scientifico nazionale Inbar e direttore della fondazione Riusiamo l’Italia.
Quest’ultimo nella giornata di venerdì, dalle 15 alle 19, all’istituto tecnico per Geometri Rosario Gagliardi di viale dei Platani, si soffermerà sul tema “Riuso creativo come innesco di rigenerazione urbana” mentre il giorno successivo, dalle 9 alle 13, nella sede della Cna territoriale di Ragusa, in via Psaumida 38, affronterà i temi riguardanti gli “Indirizzi per un piano d’azione basato sul riuso e la valorizzazione del patrimonio sottoutilizzato”.
I particolari dell’evento e del percorso avviato sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, nella sede dell’Ordine degli architetti di Ragusa, dal responsabile della sezione provinciale Inbar, l’architetto Giuseppe Cucuzzella.
Erano presenti il presidente dell’Ordine degli architetti di Ragusa, Salvo Scollo, il presidente dell’Ordine degli ingegneri, Vincenzo Dimartino, il presidente del Collegio dei geometri e geometri laureati, Salvatore Mugnieco, il presidente della fondazione San Giovanni, Renato Meli, e il direttore dell’associazione Ragusani nel mondo, Sebastiano D’Angelo.
Gli eventi sono organizzati in partnership con Cna (associazione territoriale di Ragusa), Confcommercio Ragusa, Premio Ragusani nel Mondo, Fondazione San Giovanni Battista, Fondazione Arch, Ordine Architetti Ragusa, Ordine Ingegneri Ragusa, Collegio Provinciale Geometri e Geometri Laureati di Ragusa oltre alla sponsorizzazione di Bapr (Banca agricola popolare Ragusa), biotecnica Keracoll, Iblea Legnami Srl e Ceramiche Esagono.
L’architetto Cucuzzella ha sottolineato la dinamica, del tutto nuova, nel rapporto luoghi/territori: l’Italia è passata, nel giro di pochi anni, da una situazione di persone senza spazi, a quella opposta di spazi senza più̀ persone.
Ci si trova infatti di fronte a contesti dove vi sono sempre più̀ spazi vuoti, abbandonati, senza più̀ funzioni d’uso, senza più̀ abitanti. Luoghi produttivi dismessi, aree abbandonate, edifici pubblici (come ad esempio scuole, asili, ecc.) vuoti, ma anche oratori, stazioni ferroviarie, cinema, locali commerciali, uffici e spazi adibiti a servizi (teatri, cultura, formazione, terziario), paesi abbandonati.
Oltre ai 5 milioni di residenze vuote, si stima che in Italia ci siano circa 1,5 milioni di questi beni, ovvero uno stock enorme di capitale inagito prevalentemente situato nelle periferie urbane.
Mentre, particolarmente in Sicilia, cresce il consumo di suolo e aumenta il numero di edifici abitativi, che nella nostra regione assume gli aspetti di un vero e proprio ‘spreco abitativo’, si registra una nuova domanda di spazi da parte di target specifici di persone (giovani, start uppers, artigiani digitali, comunità̀ di interessi o di pratiche, fruitori di attività̀ culturali, “cittadini attivi”, ecc.).
Alcune politiche urbanistiche regionali e nazionali stanno confluendo in programmi di rigenerazione urbana.
Questa strategia prevede un forte coinvolgimento degli attori locali, anche al fine di valorizzare saperi, tradizioni e knowhow del territorio, attualizzando magari antiche vocazioni e generando nuovo capitale sociale, indispensabile allo sviluppo dei contesti locali.
Obiettivo del progetto è facilitare l’incontro (matching) tra l’offerta di spazi disponibili per il riuso e gruppi di giovani potenziali start uppers, pronti ad intraprendere.
A Ragusa si avvierà̀ un esperimento di dialogo progettuale a vari livelli, con valore di replicabilità̀ per i tanti centri a rischio spopolamento che possono rimettersi in gioco attraverso forme di riuso creativo e generativo.
Roberto Tognetti cercherà di tracciare alcuni indirizzi per un piano d’azione basato sul riuso e la valorizzazione del patrimonio sottoutilizzato, coinvolgendo stakeholders, portatori di interessi, amministratori e talenti verso una sfida sia operativa che progettuale per produrre forme e occasioni di vita e di lavoro attraverso la creazione di nuove filiere del valore in grado di collegare tradizione e innovazione”.
“C’è la visione convergente tra i principi di eco-sostenibilità e bio-compatibilità promossa dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura e l’approccio di circolarità generativa di ‘Riusiamo l’Italia’ – afferma il Presidente Nazionale Anna Carulli -. E’ in corso in tal senso una mobilitazione a livello nazionale, dove trovano spazio alcune iniziative di divulgazione e sperimentazione come nel caso di Ragusa.
Le tematiche sono all’ordine del giorno in una città come Ragusa dove lo schema di massima del nuovo PRG prevede un aumento della popolazione che richiederebbe nuove case, mentre sarebbe opportuno pensare al recupero dell’esistente.
La presenza, all’incontro con i giornalisti, dei partners dell’iniziativa per significare l’interesse diffuso per il recupero di spazi ed edifici che possano contribuire ad una visione diversa di città, città che deve riprendere le sue origini e la sua identità.
Sottolineata la peculiarità dell’iniziativa che non si rivolge esclusivamente al pubblico ma auspica la collaborazione del privato, sia come proprietari degli immobili inutilizzati e da recuperare, sia come investitori e possibili fruitori degli stessi. Si tratta dell’avvio di qualcosa di nuovo per il patrimonio immobiliare, non solo abitativo, con particolare riferimento agli opifici, alle grandi strutture non abitative che devono essere rifunzionalizzate

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