Lo spettacolo che sta offrendo Forza Italia nel paese, in Sicilia in particolare, fino alle periferie, come a Ragusa, dove il partito si arma verbalmente per difendere, di fatto, non il sindaco di Forza Italia ma un assessore civico che con il partito non ha nulla a che spartire, indica la cifra di un partito in coma, caduto, purtroppo, in mani sbagliate, a iniziare dal segretario nazionale.
Il recente episodio di scontro a tre fra Tajani, il Presidente della Regione Schifani e il Commissario Regionale on.le Nino Minardo, lascia interdetti per i suoi sviluppi, tant’è che ci viene naturale auspicare che proprio il nostro Minardo non si lasci coinvolgere in questo becero teatrino.
Si può ben dire che il partito ha perso la testa e verrebbe da chiedersi fino a che punto Marina e PierSilvio Berlusconi siano consapevoli di quello che sta accadendo.
La vicenda Armao, ancora da definire nei suoi sviluppi giudiziari, e che potrebbe, peraltro, sgonfiarsi, come tante altre vicende che hanno interessato notabili siciliani, e Armao in particolare, ha, evidentemente atterrito i vertici del partito, preoccupati per i riflessi sull’elettorato.
Ma, al punto in cui si è arrivati, c’è poco da fare, serve a poco mandare il Commissario Regionale per promettere il cambiamento e per far capire al Presidente della Regione che non sarà ricandidato, cosa, peraltro, percepita da tempo, anche dallo stesso Schifani. Una mossa del tutto sbagliata, anche perché, per attuare il cambiamento, serve tempo e, soprattutto, serve riabilitare totalmente, come visibilità nel partito, gente come Falcone, serve non fare andare via pezzi importanti di Forza Italia, cambiamento dovrebbe significare anche cercare di recuperare pezzi importanti del passato che sono quelli che hanno dato vita e lustro al partito.
Si continua a cincischiare, organizzando riunioni a livello provinciale e regionale per esitare il nulla, nomi nuovi non se ne sono visti e tutto è fermo come da anni, continuando a osservare il Presidente della Regione che privilegia e predilige unicamente elementi del suo cerchio magico senza che nessuno dei vertici del partito eccepisca nulla. Non solo questo è avvenuto, ma continua ad avvenire e si fanno anche i nomi che sono pronti per acquisire poltrone per i prossimi anni, anche in caso di uscita di scena del Presidente.
Si parla, addirittura del mercato delle possibili garanzie per il Presidente, in caso di mancata riconferma, un posto al CSM, un seggio al Senato, fra poco arriveremo alle garanzie anche per gli uomini e le donne del suo cerchio magico, se finirà la festa.
Per l’incontro fra Schifani e Tajani uno sciocco balletto di conferme e di smentite, una serie di stucchevoli dichiarazioni, di Tajani, di Schifani, di Minardo per parlare di un clima sereno, di apprezzamento per il lavoro svolto da Schifani, di volontà di perseguire la strada del cambiamento affidata a Minardo che intanto, vero o sbagliato che sia, passa per quello che Schifani ha preteso di estromettere dall’incontro.
Se è vero, si tratta di una di quelle prove di forza di Schifani, come quando al vertice dell’assessorato alla Sanità ha messo il suo segretario, come quando ha emarginato gente del giro di Falcone e di altri notabili del partito fuori dalla sua cerchia, della serie “qua comando io e nessuno può interferire”.
Dopo i comunicati che volevano far vedere l’arcobaleno sulla Farnesina, il sereno, dopo l’incontro, a cui non credeva nessuno, Schifani si lascia andare a dichiarazioni che sono una vera e propria dichiarazione di guerra, soprattutto verso i suoi diretti avversari del momento.
A Tajani manda dire che la situazione del partito, a livello nazionale, non è delle più promettenti, uno stato di salute dagli esiti dubbi, più taglienti le dichiarazioni all’indirizzo di Minardo al quale augura di poter avere tempo per dedicarsi al ruolo di Commissario per far crescere il partito che, ricorda, alle Europee ha vantato in Sicilia un ottimo 23%, come per dire: “se ottieni 22% alla prossima consultazione, hai perso”.
A questo punto se guerra deve essere, sia guerra per tutti, si riunisca il partito, si riuniscano gli organismi locali e si decida cosa fare, a iniziare dal chiarimento sulla eventuale riconferma di Schifani alla Presidenza.
Tutti dicono che la democrazia è bella ma tutti temono di premere il tasto totale dei voti, dei consensi.
Se ci sono, si cominci a isolare il Presidente, catechizzando i deputati di Forza Italia e verificando quali sono i rapporti con gli alleati.
Si può e si deve anche decidere il successore, tenuto conto che, a questo punto, una riconferma, per Schifani sembrerebbe un miraggio.
E via con questo cambiamento e con i nomi nuovi, si potrebbe iniziare proprio da Ragusa e dintorni.
