Approvata la proposta del Partito Democratico per raddoppiare il tempo per le comunicazioni in Consiglio comunale, ma tante altre cose dovrebbero essere cambiate

Il consigliere Peppe Calabrese, anche a nome del suo gruppo consiliare  e del consigliere La Porta di Territorio, esprime grande soddisfazione per l’approvazione della proposta di allargare i tempi per le comunicazioni, nel Consiglio comunale, prima degli esami degli atti all’Ordine del Giorno, da mezzora a un’ora.

“Un risultato importante per la democrazia, la libertà di parola e il confronto in Consiglio comunale. Grazie a una proposta del Partito Democratico, approvata dall’intero Consiglio, il tempo dedicato alle comunicazioni e alle interrogazioni nelle sedute ordinarie passa da 30 minuti a un’ora. Una modifica che permetterà a tutti i consiglieri, di maggioranza e di opposizione, di avere più spazio per intervenire, porre domande all’Amministrazione, ottenere risposte e replicare”.

Dopo un sereno dibattito in Commissione, la seduta di Consiglio ha offerto uno degli spettacoli più beceri delle stagioni dei Cassì1 e Cassì 2, ci sono personaggi in Consiglio, di entrambi gli schieramenti, provocatori, che non meritano di stare in un’aula consiliare, ma è assodato, da tempo, che il livello è questo, questo la gente ha eletto accanto a gente per bene e questo ci dobbiamo tenere per le leggi della democrazia.

L’ampliamento dei tempi, sostanzialmente, non cambia, di molto la situazione, anche se, con lo spazio a disposizione, c’è maggiore possibilità di intervento per gli esponenti di vera opposizione.

Il problema è che si dovrebbe rivedere il regolamento del Consiglio comunale e delle Commissioni, soprattutto riguardo a questi organi consultivi che hanno visto enormemente contratte le possibilità di riunirsi, se non esclusivamente per atti che devono essere sottoposti al Consiglio comunale.
Quindi niente commissioni di studio, di ricerca, per consultazioni, anche se consiglieri comunali coscienti del proprio ruolo di servizio alla comunità potrebbero riunirsi, in maniera informale, senza gettone di presenza, per discutere di problematiche importanti.
Ma andrebbero riviste le convocazioni delle sedute, regolamentate e rese pubbliche le conferenze dei capigruppo, sedute mattutine per avere il tempo di esaminare gli atti, considerato che la legge prevede l’esonero lavorativo in occasioni di convocazioni ufficiali di consiglio e commissioni.
Chi vuole privilegiare impegni di lavoro o familiari non dovrebbe riscaldare poltrone solo sulla base delle proprie comodità.
Anche un regolamento di disciplina, con maggiori poteri al Presidente del Consiglio, sarebbe quanto mai opportuno, c’è chi utilizza lo scranno per declamare proprie posizioni farneticanti che nulla hanno a che fare con i punti trattati dell’Ordine del Giorno, chi utilizza lo spazio a disposizione per repliche personali, non attenendosi all’argomento in discussione, chi pensa di essere in cattedra per largire insegnamenti non richiesti.
E, soprattutto, il rispetto dei tempi, per le risposte alle interrogazioni, per l’esame di Mozioni, Atti di Indirizzo e Ordini del Giorno, anche con verifica degli impegni presi dall’amministrazione su mandato del civico consesso.
E, in ultimo, la grave anomalia che si riscontra in questo Consiglio comunale: una Mozione, un Atto di Indirizzo sono rivolti all’esame e all’approvazione dei Consiglieri comunali.
Del tutto anomalo che siano prima gli amministratori, sindaco e assessori, a dare la loro valutazione e indicazione di voto ai Consiglieri: comprensibile che la Giunta potrà sempre dare indicazioni sui singoli atti, come è sempre avvenuto, nelle amministrazioni Cassì, con i briefing prima delle sedute e con le riunioni di maggioranza del giovedì, ma almeno dovrebbe essere tutelata la forma che, in politica è sostanza.

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