È semplicemente paradossale che dell’aeroporto di Comiso si preoccupino più a Catania che da noi, nel ragusano.
Per chi scrive che apprezza Catania e i catanesi e tutto di Catania e dei catanesi, avendoci vissuto per 10 anni, non c’è nulla di cui stupirsi.
Da Franz Cannizzo — promotore del Patto per la Sicilia orientale – attraverso una delle componenti dello stesso Patto, riceviamo l’ennesima interessante riflessione sulla situazione dell’aeroporto di Comiso.
Vorremmo che, in seguito, per una buona volta, fosse questa organizzazione a cercare di sviscerare e fare chiarezza sull’aeroporto di Comiso, nell’ambito del sistema aeroportuale siciliano: chi è il proprietario dell’aeroporto? Chi ne decide o ne ha deciso le sorti? A chi è affidata la gestione, in base a quali accordi che dovrebbero essere pubblici e trasparenti? Quali sono le condizioni della gestione, quale è la scadenza? Nel caso della privatizzazione restano restano intatti diritti della SAC, e quindi del privato che subentra nella maggioranza, sull’aeroporto di Comiso? Può o potrebbe la politica influire sugli attuali assetti e sulla sorte di Comiso?
Fino a quando non saranno fornite risposte chiare a questi interrogativi, parlare di aeroporto è tempo perso, come nel caso dell’oggetto della nota che appresso pubblichiamo, occorre capire se, stanziati i soldi e autorizzate delle rotte dagli organi competenti, la Sac o chi subentra dopo la privatizzazione può o meno dare autorizzazioni per i voli da e per Comiso.
In sintesi, occorre capire se stiamo parlando di un entità “nostra” oppure di altri.
Questa la nota.
COMISO: 32 VOLI A SETTIMANA CON I SOLDI PUBBLICI. ZERO CLAUSOLE NEL CONTRATTO CHE SI FIRMA TRA VENTINOVE GIORNI.
La Regione spende 3 milioni per comprare rotte ad Aereoitalia.
Si scopre che quei voli non esistono ancora. Il futuro gestore privato non è obbligato a mantenerli.
È la fotografia perfetta di un sistema che annuncia il presente senza garantire il futuro.
Catania, 14 ottobre 2026
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TRE DATE. UNA STORIA.
4 settembre 2026. La Regione Siciliana annuncia con conferenza stampa di Schifani e Aricò: otto nuovi voli settimanali per Comiso a partire dal 25 ottobre, finanziati con un bando da 3 milioni di euro aggiudicato ad Aereoitalia. Malta, Napoli, Venezia, Pisa annuale. Totale: 32 operazioni settimanali. “Sono risultati concreti”, dichiara Schifani. “Comiso non è e non può essere considerato un aeroporto di serie B.”
12 ottobre 2026. All Food Sicily e La Sicilia riconfermano la notizia. 32 voli settimanali. Peppe Alfano, consigliere SAC, parla di “forte convergenza verso il rafforzamento strategico dello scalo” nel vertice con i referenti di Mundys. Tutto confermato. Tutto annunciato. Tutto in arrivo dal 25 ottobre.
Quaranta giorni dopo l’annuncio trionfale. Undici giorni prima del decollo previsto. I voli non ci sono.
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IL PROBLEMA NON È LA NOTIZIA. È IL SISTEMA.
Sarebbe facile fermarsi qui, alla denuncia del ritardo, alla critica dell’annuncio prematuro, alla stoccata sulla distanza tra promessa e realtà. Ma il problema di Comiso non è che quei voli sono in ritardo. Il problema è il sistema che li ha prodotti.
Il meccanismo è questo. La Regione stanzia 3 milioni. Indice un bando. Aggiudica ad Aereoitalia. Fa la conferenza stampa. Annuncia i voli. I voli, forse, partono. Durano dodici mesi. Il bando scade. Si decide se rinnovarlo.
Nel frattempo, il contratto di privatizzazione SAC che regolerà Comiso fino al 2049 viene firmato senza che nessuna di quelle rotte sia garantita contrattualmente dal futuro gestore privato.
È un sistema che finanzia annunci invece di infrastrutture. Che compra visibilità politica invece di traffico strutturale. Che produce conferenze stampa invece di clausole.
La conferenza stampa del 4 settembre di Schifani era tecnicamente prematura, i voli non erano ancora operativi. Il comunicato della Regione del 4 settembre parlava di rotte che sarebbero partite il 25 ottobre, non di rotte già operative.
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I NUMERI CHE NESSUNO METTE IN FILA
Proviamo a mettere in fila quello che sappiamo con precisione.
Comiso nel 2022: 364.735 passeggeri.
Comiso nel 2025: 134.000 passeggeri. Meno 63%.
Investimento pubblico annunciato per rilanciare Comiso:
● 3 milioni bando regionale Aereoitalia – rotte passeggeri per 12 mesi
● 62 milioni FSC europei – infrastrutture cargo e ampliamento terminal
● Continuità territoriale Roma e Milano fino a ottobre 2028 – valore non comunicato pubblicamente
Totale risorse pubbliche mobilitate per Comiso nell’arco di 24 mesi: difficile quantificarlo con precisione per mancanza di trasparenza, ma ci avviciniamo a 70-80 milioni di euro di denaro pubblico.
Clausole nel contratto di privatizzazione SAC che obbligano il futuro gestore privato a mantenere quei voli, quegli investimenti, quella traiettoria di sviluppo: zero.
Quando scade il bando dei 3 milioni, tra dodici mesi, il gestore privato decide autonomamente.
Quando scade la continuità territoriale nel 2028, il gestore decide.
Quando i 62 milioni FSC vengono erogati, il gestore decide come usarli, in assenza di clausola vincolante.
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LA DICHIARAZIONE DI SCHIFANI E QUELLA DI TORRISI — LETTE CON ATTENZIONE
Schifani il 4 settembre: “Abbiamo una strategia chiara: far crescere lo scalo sia sul fronte dei collegamenti passeggeri sia su quello cargo.”
Torrisi il 4 settembre: “Per Comiso si apre una fase nella quale vogliamo consolidare quanto costruito negli ultimi anni e creare le condizioni per un ulteriore sviluppo dello scalo.”
Due dichiarazioni che descrivono intenzioni non obblighi. “Vogliamo consolidare” non è “siamo obbligati contrattualmente a”.
“Abbiamo una strategia” non è “il contratto di privatizzazione prevede penali reali se non viene eseguita”.
La differenza tra intenzione e obbligo si chiama clausola contrattuale. E quella clausola, nel contratto che si firma tra ventinove giorni, ancora non c’è.
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IL PARADOSSO CHE NESSUNO VUOLE VEDERE
Il presidente Schifani ha presieduto il 24 settembre la riunione a Palazzo d’Orléans che ha portato i 62 milioni FSC da 47 a 62 milioni per Comiso.
Ha dichiarato il 4 settembre che “Comiso non è e non può essere considerato un aeroporto di serie B.”
Ha speso 3 milioni di fondi regionali per comprare otto nuove rotte ad Aereoitalia.
E nello stesso periodo in cui annunciava tutto questo, il contratto di privatizzazione SAC avanzava senza clausole che garantissero nulla di quanto aveva annunciato.
Sono due politiche parallele che non si parlano. Una finanzia il presente con risorse pubbliche. L’altra cede il controllo del futuro senza obblighi per il gestore privato.
Il futuro gestore di SAC, chiunque sia, guarderà le 32 operazioni settimanali di Comiso e penserà: “Sono finanziate dai contribuenti siciliani per dodici mesi. Poi decido io.” Non perché sia in malafede, ma perché il contratto non gli dice niente di diverso.
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IL RUOLO DI MUNDYS — IL DETTAGLIO CHE VALE UN ARTICOLO
All Food Sicily riporta che al vertice di Comiso del 12 ottobre erano presenti “referenti di un fondo d’investimento già attivo nella gestione degli scali romani.”
Gli scali romani sono Fiumicino e Ciampino, gestiti da Aeroporti di Roma, controllata da Mundys. Il CEO Marco Troncone era a Catania il 5 ottobre.
Mundys sta conducendo la due diligence su Comiso. Sta guardando le rotte, le infrastrutture, il traffico. Sta valutando quanto vale l’asset con le 32 operazioni settimanali finanziate dalla Regione e quanto varrà quando quel finanziamento scadrà.
Un fondo d’investimento razionale sa distinguere tra traffico strutturale e traffico sussidiato.
Sa che i 3 milioni del bando regionale durano dodici mesi. Sa che senza una clausola contrattuale che obblighi il gestore a sviluppare Comiso autonomamente, quelle rotte sono esposte alla discrezionalità di chi compra.
Questa valutazione, che Mundys e gli altri nove operatori stanno facendo in questi giorni nella data room, è esattamente la valutazione che la perizia indipendente pubblica avrebbe dovuto anticipare.
Non è stata commissionata. Non è stata pubblicata. Il territorio non sa cosa valutano gli offerenti. Gli offerenti lo sanno.
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COSA MANCA — IN TRE RIGHE
Mancano le clausole nel contratto di privatizzazione che trasformino le intenzioni di Schifani in obblighi del gestore privato.
Manca la perizia indipendente che quantifichi il valore di Comiso con e senza quelle clausole.
Manca la risposta del MIMIT alla lettera del Patto per la Sicilia Orientale del 6 ottobre scorso, termine 20 ottobre, sei giorni.
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LA CONCLUSIONE
Il territorio di Comiso merita più di dodici mesi di rotte finanziate con denaro pubblico. Merita ventitré anni di sviluppo garantito da un contratto scritto bene.
Ventinove giorni al 12 novembre. Le clausole si scrivono adesso. Gli annunci sono già stati fatti.
