Se il Vicepresidente e portavoce dell’Associazione FACTA ETS – Ragusa, il geometra Nello Veloce, ha deciso di mettere in risalto tutto quello che non va in tema di accessibilità e sicurezza per i disabili, in città, andremo incontro ad una infinita telenovela, dalla mille puntate sulle mancanze di questa amministrazione e di quelle che l’hanno preceduta.
L’eliminazione delle barriere architettoniche è una problematica troppo grande da affrontare, soprattutto per una classe politica di medio/basso calibro, ma Ragusa soffre, in particolare di disattenzioni ai limiti della legalità, in termini di rispetto delle norme di legge.
Quello che viene segnalato oggi rappresenta l’essenza dell’ufficio tecnico, le competenze e la sensibilità, partendo dall’assessore, passando per il dirigente e i funzionari, in un città dove l’attenzione per le difficoltà dei diversamente abili è scarsa, aggravata anche dall’atteggiamento fondamentalmente acquiescente di diverse associazioni per disabili che preferiscono intrattenere rapporti accondiscendenti con l’amministrazione, piuttosto che pretendere, senza timori reverenziali, almeno il rispetto dei diritti minimi.
Ecco la nota di FACTA ETS Ragusa:
TREDICI GRADINI DI SOLITUDINE
Chi passa per Piazza San Giovanni, nel centro storico di Ragusa, e alza lo sguardo verso il sagrato della Cattedrale, vede una scalinata monumentale.
Chi la deve salire, invece, vede qualcos’altro: tredici gradini senza protezione. Recentemente è stato installato un corrimano in ferro su entrambi i lati della gradinata.
Un piccolo intervento, di quelli che non richiedono grandi progettazioni: bastano semplici indicazioni all’impresa esecutrice e un po’ di attenzione nella direzione dei lavori. Purtroppo, l’attenzione è mancata.
Partiamo dal basso. La gradinata aggetta sul piano della piazza per circa un metro: significa che chi si affaccia al primo gradino si trova immediatamente sul vuoto, senza alcun tipo di appoggio o appiglio. Non c’è una ringhiera che protegge il bordo, non c’è un corrimano a cui aggrapparsi prima di iniziare la salita.
Chi vuole salire deve fare un passo nel vuoto, letteralmente, prima di trovare — dopo sei gradini — il passamano.
Ma il pericolo si raddoppia quando si deve scendere. Immaginate una persona anziana, o con difficoltà motorie, che arriva dal sagrato e deve scendere in piazza. Cerca un appoggio per iniziare la discesa in sicurezza. Non lo trova. Deve scendere sette gradini senza protezione, con il vuoto a fianco, prima di incontrare il corrimano.
E quando finalmente arriva in fondo, proprio quando avrebbe bisogno di stabilizzarsi prima di mettere il piede sul piano della piazza, il corrimano finisce. Quegli ultimi sei gradini che aggettano di un metro sulla piazza sono di nuovo senza protezione.
Il pericolo è doppio: in salita perché manca l’appoggio iniziale e finale, in discesa perché la situazione si inverte ma il risultato è lo stesso — tredici gradini totali senza protezione, distribuiti nei punti più critici.
E c’è di più: il corrimano è posizionato a circa un metro dallo spigolo della muratura di sostegno. Una distanza eccessiva che costringe chi lo utilizza a sbilanciarsi verso l’interno della scala, invece di trovare un sostegno vicino al bordo dove effettivamente si cammina.
Il risultato è paradossale: un intervento che dovrebbe migliorare l’accessibilità e la sicurezza di anziani, persone con difficoltà motorie o respiratorie, e anche dei tanti turisti che ogni giorno salgono al sagrato, finisce per essere non solo inutile, ma potenzialmente pericoloso.
Perché illude di esserci una protezione che in realtà non c’è nei punti critici.
I primi quattro gradini della scalinata hanno un andamento particolare: girano di 90 gradi appoggiandosi alla muratura di sostegno. Una geometria che avrebbe richiesto uno studio attento del posizionamento del corrimano. Invece è stato applicato con approssimazione, come se chi ha dato le indicazioni all’impresa non avesse mai dovuto salire o scendere una scala nella propria vita.
Il DM 236/1989 è chiaro: i corrimani devono essere continui per tutta la lunghezza della rampa e prolungarsi di almeno 30 centimetri oltre l’inizio e la fine della scalinata. Norma elementare, conosciuta da chiunque abbia una minima competenza in materia di accessibilità.
E allora viene da chiedersi: chi ha diretto questi lavori conosceva la normativa? Ha mai provato a immaginare cosa significa per una persona anziana o con difficoltà iniziare una discesa senza trovare subito un appoggio, sapendo che i gradini aggettano sul vuoto? Ha valutato i rischi di un corrimano posizionato a un metro dal bordo?
Nei piccoli interventi si misura la competenza di chi gestisce la cosa pubblica. Non servono grandi progetti o budget milionari per fare bene un corrimano. Serve attenzione, conoscenza delle norme e, soprattutto, la capacità di mettersi nei panni di chi quel bene lo dovrà utilizzare.
Le persone fragili — anziane, con difficoltà respiratorie, cardiache, motorie — rappresentano una buona parte della popolazione. Sono i nostri genitori, i nostri nonni, sono cittadini che hanno costruito questa città e che oggi meritano di poterla vivere senza dover chiedere aiuto per salire una scalinata. Anche i turisti, che ogni giorno visitano il nostro centro storico patrimonio dell’umanità, meritano di muoversi in sicurezza.
Invece, chi ha progettato e diretto questo intervento ha dimostrato di non avere né la competenza tecnica necessaria, né quella sensibilità verso le esigenze dei cittadini che dovrebbe essere il minimo per chi lavora nella pubblica amministrazione.
Un corrimano che non serve a nulla è peggio di nessun corrimano. Perché crea un’illusione di sicurezza che non esiste, e perché testimonia l’approssimazione con cui troppo spesso vengono affrontati interventi che dovrebbero migliorare la qualità della vita.
Nel centro storico di Ragusa, tra barocco e bellezza, ci sono tredici gradini che raccontano una storia diversa. Quella di chi dovrebbe fare e non sa fare. Di chi dovrebbe proteggere e invece abbandona.
Su molto si può discutere e avere opinioni anche inconciliabili. Non sui diritti umani. Questi, non smetteremo mai di dirlo, non sono negoziabili.
Nello Veloce
Vicepresidente e Portavoce FACTA ETS Ragusa:
